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Perinatal and post-partum infections in times of Coronavirus: are compliance with cautionary measures and safety protocols key factors in staving off litigation?

ABSTRACT
Several factors have been associated with increased risk of maternal and fetal peripartum and postpartum infections,including pre-existing maternal conditions (e.g. malnutrition, diabetes, obesity, severe anaemia, bacterial vaginosis, and group B streptococcus infections) and unexpected or iatrogenic conditions during labour and childbirth, such as prolonged rupture of membranes (PROM) multiple vaginal examinations, manual removal of the placenta, and cesarean section. As such, the strategies to reduce maternal and fetal infections and their short- and long-term complications have been largely directed at preventive measures where such risk factors exist. In many cases of maternal and fetal infections, medical negligence may have played a role. In fact, a given infection may not have been detected during examinations, or proper treatment may not have been implemented in a timely fashion. In fact, some infections may become more severe if they are not properly treated as quickly as possible. The Authors have aimed to shed a light on the most common, and feared, childbirth-related infections, by means of a wide-ranging analysis of medical databases (Scopus, Pubmed, Embase, Research Gate, Web of Science), legal archives (Justia, Leagle, Lexis, Casetext) and recommendations issued by medical and scientific institutions (United Nations, World Health Organization, Centers for Disease Control and Prevention, National Health Service, etc…), spanning the 2004-2020 period. The inability on the part of physicians to thoroughly document the appropriateness of their interventions and the compliance with guidelines and best practices often results in claims being filed by damaged patients and/or their legal heirs. Litigation is typically complex in such cases, and likely to result in substantial compensatory damages being awarded to damaged patients. Currently, a higher standard for cautionary rules should be applied by practitioners and medical facilities to minimize the risk of claims being filed, particularly in tort courts. As a matter of fact, the current global setting of Covid-19 pandemic crisis has engendered unique conditions. Hence, specifically targeted measures are needed in maternity centers in order to stave off the contagion of healthy patients, while at the same time providing the best possible care for Covid-19 positive parturients and their newborns. Compliance with directives and regulations issued by health care authorities, aimed at the implementation of adequate diagnostic pathways, isolation protocols and protection requirements, is undoubtedly crucial for preventing malpractice allegations and liability.

SOMMARIO
Numerosi fattori sono stati associati ad un maggiore rischio di infezioni materno-fetali peripartum e postpartum, tra cui condizioni materne preesistenti (ad esempio malnutrizione, diabete, obesità, anemia grave, vaginosi batterica e infezioni da streptococco di gruppo B) e condizioni inattese o iatrogene che insorgono durante il travaglio o al momento del parto (ad esempio rottura prolungata delle membrane, esami vaginali multipli, rimozione manuale della placenta e taglio cesareo). Pertanto, le strategie per ridurre le infezioni materne e fetali e le loro complicanze a breve e lungo termine sono state in gran parte rivolte ad implementare misure preventive in presenza di tali fattori di rischio. In molti casi di infezioni materne e fetali sono addebitabili a condotta colposa dei sanitari. Infatti, in alcune fattispecie, l’infezione potrebbe non essere stata rilevata durante gli accertamenti diagnostici previsti o qualora anche individuata, si potrebbero configurare casi di ritardato trattamento della stessa, che determina in molti casi un aggravamento del processo infettivo. Gli Autori si soffermano sulle infezioni peripartum considerate più comuni e pericolose, mediante un’analisi di banche dati mediche (Scopus, Pubmed, Embase, Research Gate, Web of Science) e di archivi legali (Justia, Leagle, Lexis, Casetext) effettuata per un arco cronologico compreso fra il 2004 e il febbraio 2020. Gli Autori hanno altresì analizzato le linee guida e best practices emanate da istituzioni mediche e scientifiche nazionali e sovranazionali (Nazioni Unite, OMS, Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, Servizio sanitario nazionale, ecc …). Al verificarsi di eventi avversi in sala parto con conseguenze sfavorevoli alla madre e/o al feto/neonato, la condotta dei sanitari può essere chiamata in causa se i medesimi non sono in grado di comprovare il rispetto delle regole cautelari e che gli eventi in questione non siano riconducibili al loro operato. Da tali situazioni deriva un numero sempre crescente di contenzioso, di cui gli Autori hanno riportato esempi significativi, nell’ambito del quale è sempre più difficile dimostrare l’estraneità della condotta dei sanitari al prodursi dell’evento infettivo e delle sue complicanze. Attualmente in tutto il mondo sono richiesti standard più elevati di misure cautelative per evitare addebiti di malpractice. Una condizione del tutto peculiare è quella del contesto epidemico attualmente vissuto in relazione alla infezione da Covid-19. Specifiche misure sono richieste nei punti nascita al fine di evitare il contagio di donne sane e di ridurre i danni per le partorienti infette e i loro neonati. L’aderenza alle disposizioni delle autorità sanitarie in termini di predisposizione di adeguati percorsi diagnostici, procedure di isolamento e sistemi di protezione è considerata decisiva per evitare addebiti di responsabilità.

Table of Content: Vol. 32 (No. 3) 2020 September

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